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Ufficio Stampa con il pallino per il Web Marketing

domenica

29

marzo 2015

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Pranzo della domenica a Ostia, se hai bambini piccoli prenota per avere il seggiolone

Written by , Posted in al ristorante con bambini

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Parola d’ordine prenotare. Se vi siete svegliati una domenica mattina con la smania di mare e la voglia di mangiare due spaghetti alle vongole e una frittura di pesce, non potete uscire di casa senza aver chiamato il ristorante e prenotato. Non tanto per mangiare, quanto per essere sicuri che vostro figlio, ancora troppo piccolo per stare seduto su una normale sedia per adulti, possa avere un seggiolone.

Stiamo parlando di un costo per il ristoratore di 14,99€ per un seggiolone Ikea funzionale alle esigenze di un pasto una tantum. Non capisco come chi gestisce ristoranti anche di una certa fama, possa pensare che non valga la pena investire 150€ per acquistare una decina di seggioloni per bambini. Molti ristoranti in cui sono entrata a chiedere avevano al massimo due seggioloni, mi domando come un ristorante che fa 100 coperti possa pensare di avere solo 2 seggioloni.

Non sto parlando di un ristorante in particolare, oggi sono entrata in almeno 8 ristoranti a Ostia. Vista la bella giornata molti erano pieni, ma erano ancor di più quelli in cui c’era posto che però non avevano la sedia adatta per far mangiare un bimbo di 15 mesi.  Un bimbo che avrebbe consumato un pasto presso il ristorante e quindi un cliente a tutti gli effetti.

Noi siamo delle buone forchette e anche il nostro bimbo lo è. Mangia il pesce arrosto e anche pasta con sugo di pesce. E’ un buongustaio!

Finché mi è stato risposto che “purtroppo” non c’è posto perché tutto riservato o che “purtroppo” i seggioloni disponibili erano tutti occupati, andavo via salutando sconsolata. Poi è arrivato il genio. Mi risponde così:“chi ha prenotato ha il seggiolone, chi non ha prenotato mangia nel passeggino”.  “Grazie” – ho risposto – “lei ha perso tre clienti per risparmiare 15€ di seggiolone”.

Quando ormai non avevamo più speranza, giriamo l’angolo e ci imbattiamo in alcuni tavolini all’aperto. Entriamo e troviamo posto, seggiolone (anche se di quelli che si attaccano al tavolo, cmq ok per noi) e perfino il fasciatoio al bagno, sono commossa e per questo lo cito, è il ristorante ZeroSei . Buonissimi i gamberoni al cognac, gentilissima la signora che ci consiglia cosa mangiare. Da non sottovalutare la cortesia, la disponibilità e l’educazione che si trovano in questo ristorante.

In quanto tempo un ristoratore ammortizza il costo del seggiolone? Se la primavera romana continuasse a essere generosa come oggi credo che basterebbe una sola domenica di sole per ammortizzare la spesa. Meditate ristoratori meditate.

 

mercoledì

25

marzo 2015

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Dimmi il tuo mantra: il mio è mangia solo se hai fame

Written by , Posted in non si finisce mai di imparare

spaghetti alle vongole

Mangia solo se hai fame. E’ il mio nuovo mantra. Non crederete mai quante cose si imparano nella sala d’aspetto di un medico. Soprattutto se il medico è una ginecologa e il target dei pazienti è 100% femminile.

Sono in attesa di entrare nella stanza della mia ginecologa per il classico controllo annuale. Purtroppo c’è da attendere un po’ perché sono entrate due emergenze con la precedenza. 

Una di noi in attesa non ci sta ed esclama:

“Non è possibile, mezz’ora di ritardo, i miei pazienti mi ucciderebbero”. 

Io le rispondo:

“Così anche tu sei medico” dandole direttamente del tu, che a occhio mostrava qualche annetto più di me nonostante il fisico invidiabile che io non ho mai avuto nemmeno a 16 anni, quando si dice di essere nel fior fiore della giovinezza.

“Sì” mi risponde lei – “sono una dietista”

“Ottimo!” Le rispondo io. “Ho giusto appuntamento dalla dietista la settimana prossima, alla ricerca di una guida che mi metta in riga”.

“Ti do solo un consiglio” mi ribatte lei: “Mangia solo se hai fame. Se ti stai per mettere qualcosa in bocca senza pensare fai altro, scrivi a qualcuno che non senti da tempo, vai su Facebook, insomma ragionaci su”.

Non ci crederete ma questa donna mi ha regalato una pillola di saggezza sulla quale non avevo mai riflettuto. La consapevolezza dell’azione è fondamentale.

Da due settimane a questa parte avrete visto molti miei commenti su Facebook. O forse no. Perché molti li scrivo e poi li cancello senza pubblicarli. Forse sbaglio perché mi aiuterebbe a fare pulizia non solo nella mia alimentazione, ma anche tra le mie conoscenze. Rifletteteci su anche voi. Non mi offendo se mi eliminate dai vostri contatti.

Qual è il vostro mantra? Ditemelo se avete voglia commentando qui sotto, perché non fi finisce mai di imparare!

photo credit: Spaghettini Vongole – Cafe a Taglio via photopin (license)

venerdì

6

marzo 2015

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Lettera di Laura Boldrini: cinque punti per aiutare le donne

Written by , Posted in donne

Cara Laura Boldrini,

sono veramente perplessa.

Quando è stata eletta presidente(ssa) della Camera dei Deputati ero veramente felice. Il suo curriculum ineccepibile, il fatto che fosse una donna attiva nel sociale, mi ha fatto pensare subito positivo.

Fino a quando ho letto la sua lettera con la richiesta di “adeguamento del linguaggio parlamentare al ruolo istituzionale, sociale e professionale assunto dalle donne e al pieno rispetto delle identità di genere, a garanzia del principio di non discriminazione e a tutela della dignità della persona, in conformità a quanto previsto dagli articoli 2 e 3 della Costituzione.

Mi dispiace vedere che anche lei, seduta sulla sua bella poltrona, abbia perso il contatto con la realtà. Probabilmente è un problema di tutti quelli che entrano in quel Palazzo.

Questa “garanzia del principio di non discriminazione e a tutela della dignità della persona” per me è un punto fondamentale.

Tanto per rinfrescarle la memoria e per rendere questo un post costruttivo, voglio elencare solo cinque provvedimenti che davvero renderebbero reale il principio di non discriminazione e la tutela della dignità della persona. Adesso ci sono donne di serie A (quelle con tutte le tutele del caso con contratti a tempo indeterminato) e donne di serie B (libere professioniste e precarie).

  1. Asili nido negli uffici privati e pubblici. Le donne devono poter essere in grado di tornare a lavoro presto.
  2. Tutor per il primo anno di vita del bambino. Le donne dovrebbero avere qualcuno che possa dare loro consigli per il primo anno di vita del bambino.
  3. Le libere professioniste e le lavoratrici a progetto devono essere aiutate nel periodo della maternità con sgravi fiscali e agevolazioni.
  4. Agevolare fiscalmente i datori di lavoro che hanno dipendenti donne in maternità.
  5. Le donne devono avere gli stessi diritti lavorativi di un uomo della stessa fascia di età.

Le piacerebbe sapere di cosa hanno bisogno le donne affinché sia garantito il “principio di non discriminazione e a tutela della dignità della persona”? Chieda direttamente alle donne. Io sono disponibile a un confronto.

Saluti,

Lucia Bracci

 

 

martedì

21

ottobre 2014

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Lettera aperta a Matteo Renzi

Written by , Posted in italian dream

Caro Presidente del Consiglio Matteo Renzi,

ho 33 anni, sono una neomamma libera professionista con regime dei minimi dal 2008. Le scrivo perché ho la netta sensazione che lei si stia dimenticando di una generazione: gli over 30 under 40, quelle persone nate nel 1980-81. Quelli che come me, hanno fatto un po’ da apripista a tutte le novità dei governi che si sono succeduti dal ‘95 in poi in questo Paese. Mi permetta di chiarirle il quadro.

Noi siamo quelli che hanno sperimentato i crediti formativi a scuola e l’esame di maturità con i membri esterni.

Noi siamo quelli della laurea tre più due che se hai solo il primo livello non sei dottore e per molti non sei nemmeno laureato.

Noi siamo quelli degli stage non retribuiti.

Noi siamo quelli che si sono aperti una partita iva per provare ad avere più opportunità di impiego in quanto decisamente più flessibili.

Noi siamo quelli che si devono pagare da soli previdenza, assicurazione, che se stanno male e non lavorano non guadagnano ma devono comunque assolvere alle spese fisse.

Noi siamo quelli che non possono costruirsi una famiglia perché le banche non ci concedono mutui se non abbiamo un garante.

Noi donne libere professioniste durante il periodo di maternità non abbiamo lo stipendio, ma solo un rimborso dalla cassa di previdenza che è irrisorio rispetto alle spese fisse sostenute.

A noi lei vorrebbe aumentare la tassazione dal 5 al 15%. Mi sembra Robin Hood al contrario. Lei toglie a chi non ha per dare 80 euro a chi già è in grado di vivere dignitosamente. Persone con un contratto a tempo indeterminato, persone ritenute idonee dalle banche a ottenere mutui e finanziamenti, perfino una carta di credito. Pensi, caro Presidente del Consiglio, che per una persona con la partita iva con regime dei minimi è difficile ottenere pure quella da un istituto bancario perché la domanda è sempre la stessa: “ha la busta paga?”.

La sua ultima trovata è quella di dare 80 euro alle neo mamme che guadagnano fino a 90.000 euro l’anno. E ci casca di nuovo. Ancora persone che già sono in grado di vivere autonomamente, di camminare con le proprie gambe. Ha idea di quanto guadagna al mese uno che guadagna 90.000 euro l’anno?

Perché non da 160 euro a chi guadagna fino a 30.000 euro? Ha pensato di fare qualcosa per adeguare banche e burocrazia alla società moderna? A noi, over 30 e under 40, che lavoriamo, paghiamo le tasse, farebbe piacere poter comprare una casa, una macchina ma, materialmente non possiamo, perché non possiamo accedere a nessun tipo di finanziamento.

Questo si che sarebbe aiutare.

Saluti,
Lucia Bracci

martedì

29

gennaio 2013

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DJANGO Unchained: spaghetti western di cui Leone e Franco e Ciccio andrebbero fieri

Written by , Posted in film

Sabato ho visto Django Unchained. Premesso che qualche giorno prima avevo rivisto un film di Franco e Ciccio, un western con sottofondo sulla guerra di secessione americana. Non mi ricordo il titolo adesso e consultare Google sarebbe troppo scontato.

Con Django mi è sembrato di vedere il sequel. Non so se Tarantino lo prenderebbe come un complimento. Eppure il film mi è piaciuto. Ho provato tanta simpatia per il tedesco di larghe vedute che prende sotto la sua ala l’uomo di colore nel quale ha visto un grande potenziale e un fedele compagno di viaggio.

Ho provato tanto schifo per alcune scene pulp. La violenza non mi piace e nemmeno il sangue. Di Caprio perfetto nel ruolo. Come il suo fidato maggiordomo.

Che dire, questo film sembra un tributo all’Italia. Franco e Ciccio ne sarebbero felici e probabilmente anche Sergio Leone. Morricone è sempre Morricone. Elisa è sempre Elisa e Tarantino è sempre Tarantino. Stop. Franco Nero boh, forse Tarantino sperava di portare al cinema le casalinghe 😀

Prossime visioni: gli ultimi di Tornatore e Muccino. Tornatore lo adoro e voglio dare una seconda possibilità a Muccino.

sabato

22

dicembre 2012

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Sentirsi come Carrie Bradshaw di Sex and the city

Written by , Posted in social network

Da un paio di settimane scrivo qui: http://hi-tech.leonardo.it/

Ogni mattina mi sveglio e mi sento proprio come Carrie Bradshaw di Sex and the city davanti al suo Mac. Solo che io sono davanti al mio Mac, sono mora, non so camminare sulle Jimmy Choo, non vivo a New York e peso 4 volte di più. Nonostante questo mi diverto un sacco. Lo so che per voi forse non è tanto fico dire  che mi sento come Sara Jessica Parker, che è una cazzata, etc. etc. eppure non mi sento Indro Montanelli o Enzo Biagi, non scrivo di cose così “serie”, quindi per me che scrivo di Social Network sarebbe una bestemmia grande come il mondo dire che mi sento come uno di questi grandi che hanno fatto la storia del giornalismo. Eppure sono contenta e volevo scriverlo qui. Punto.

 

sabato

22

dicembre 2012

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L’importanza di non deludere le aspettative

Written by , Posted in ristoranti

Mai più all’Antica Focacceria San Francesco a Eur Roma 2.
Questo post lo tengo in serbo da un paio di settimane, prima di Natale ci sono tante cose da chiudere e alla fine, come il calzolaio va con le scarpe rotte, io trovo sempre meno tempo di aggiornare il mio blog. Cacchio, non dovrebbe succedere. Per fortuna nel frattempo faccio tutte cose belle e cerco di non deludere le aspettative.

Dopo quello che mi è successo due settimane fa “non deludere le aspettative” resterà sempre fissato nella mia mente. Era un venerdì, il venerdì si era deciso che con i colleghi saremmo andati tutti a mangiare fuori in pausa pranzo visto che in genere in mezzo alla settimana si mangia tutti in ufficio, non che sia male, ma uscire e cambiare aria ogni tanto fa bene.

Dunque, in genere andiamo a mangiare da Re Basilico, ristorante pizzeria napoletana molto buona che si trova all’interno del centro commerciale EUR Roma 2. Purtroppo quel venerdì era pienissima così, abbiamo deciso di provare l’Antica Focacceria San Francesco che sta li vicino. Pessima idea. Ci sediamo subito, il locale non è vuotissimo ma aspettiamo 20 minuti prima di prenotare. Prende le ordinazioni una signora senza scriverle, pensiamo che sa fare il suo lavoro e se le ricorda a memoria, ma noi siamo in 5 e pensiamo che deve essere proprio brava a ricordarsi tutto di tutti. Passano altri venti minuti e non arriva nulla, dopo varie insistenze, a un’ora da quando ci siamo seduti iniziano ad arrivare i piatti, combinazioni di contorno-secondo sbagliate e involtini crudi.

Arrivano tutti i piatti ma il mio, un “semplice” tabulè, immagino già pronto, non è mai arrivato, chiedo cosa abbiano di pronto da darmi ma rispondono che il piatto sta per arrivare. Tutti finiscono di mangiare e io non ho toccato cibo. Sono le 15.00 e io ho veramente fame. Ce ne andiamo, al momento di pagare la tipa alla cassa nemmeno si scusa, un cameriere ride, un’altra mi propone un pezzo di pizza. Sdegnata, dopo un’ora e trenta di attesa e il ristorante nel frattempo mezzo vuoto me ne vado a prendere un piatto di spaghetti di soia da Wok. Un impiegato gentile mi serve un pasto caldo col sorriso sulle labbra alla modica cifra di 10€.

Abbasso La Focacceria San Francesco, posti così dovrebbero chiudere, perché oltre a non saper fare il proprio lavoro hanno rovinato un momento piacevole come il pranzo con i colleghi, hanno rovinato la mia esperienza, hanno deluso le mie aspettative, io adoro la Sicilia e la cucina siciliana, loro hanno rovinato tutto.

lunedì

12

novembre 2012

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Carlo! Verdone raccontato a cuore aperto nel documentario al Festival di Roma

Written by , Posted in carlo verdone

Domenica 11/11. Pioggia incessante su Roma. Una Roma accaldata, umida, fagocitante. Domenica di derby e di festival del cinema. Biglietto pre-acquistato online. Ore 16:00, Carlo!, sala cinema 2, per me non c’è Lazio-Roma che tenga. Auditorium. Nonostante il derby, la pioggia, altre proiezioni in contemporanea, la sala è piena. A fare da introduzione un bel monologo di Eduardo De Filippo. Uno di quei monologhi alla finestra che ogni tanto val bene la pena di riguardare e ascoltare, per constatare che niente da allora sembra cambiato, che quell’allora sembra ieri. Inizia il documentario. Verdone sul lungomare di Ostia. Credo fosse al Kursaal ma forse mi sbaglio. Li una Roma diversa, soleggiata, sembra essere una mattina d’inverno. Verdone inizia a parlare del coatto che vede anni prima proprio a Ostia. Era li a prendere il sole col pannello fotoriflettente e poi lo ritrova a dare fastidio alle ragazze che escono da scuola. Questo personaggio ha dato vita al protagonista di quel film che non amo per nulla: Gallo Cedrone. Poi arrivano gli esordi, Non Stop, Sergio Leone. Insomma, se come me siete cresciuti a pane e Verdone, niente di nuovo. Ma per me rivedere certi sketch di Non stop sul grande schermo è impagabile. Il grande schermo mi emoziona, non ci posso fare niente. Quando vedo passare qualche scena di Borotalco quasi mi scende una lacrima. Non ho mai avuto il piacere di vedere film  come quello al cinema. Avevo appena un anno quando Borotalco uscì nelle sale. E poco più di due quando uscì “Acqua e sapone”. Qui le lacrime vengono giù, ma dalle risate. La declamazione in coro di “A Silvia”  del Leopardi fatta da quel gruppo di studenti sui generis mi fa morire dalle risate. Soprattutto quando arriva il Carabiniere che “fa mezza Silvia e mezzo Passero”.  Seguono carrellate dei figli di Verdone e si arriva alle pellicole della consapevolezza: Compagni di scuola, Maledetto il giorno che t’ho incontrato, Sono pazzo di Iris Blond e la scena con l’imitazione dell’occhio di Jaqueline davanti alla quale ricordo di aver consumato pacchetti su pacchetti di fazzoletti di carta. E quando meno te lo aspetti arriva la chicca: filmato privato di una festa di compleanno in casa Verdone: sono i 40 anni di Carlo. Troisi fa gli auguri a Verdone nel modo che lo ha reso tanto celebre al grande pubblico, evidentemente quello che anche a lui è più familiare: il dialetto. Impagabile. Qui scatta l’applauso dalla platea, al quale mi accodo con sincera gratitudine. Da qui si fa un bel salto in avanti fino alle ultime pellicole. Nuovi caratteristi in erba in Grande Grosso e Verdone ma mai all’altezza di Mario Brega, Sora Lella e Angelo Infanti. Un occhio anche alla sua ultima pellicola. Marco Giallini che confessa di non riuscire a smettere di pensare a Carlo Verdone come a “Verdone”, il suo mito. Micaela Ramazzotti sostiene che le basta guardare Verdone al trucco per morire dalle risate. Come non essere d’accordo con Giallini e la Ramazzotti. I titoli di coda sono accompagnati dagli applausi scroscianti del pubblico. Tutti meritati.

mercoledì

24

ottobre 2012

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Google Plus, tentativo di abbordaggio o spam?

Written by , Posted in social network

Google Plus sembra essere il Social Network più IN del momento in Italia.
Negli ultimi giorni, tre persone nelle mie cerchie che ne sanno di Social Network, non fanno che parlare di Google Plus.

Antonio Lupetti il 19 ottobre scrive così sulla sua bacheca di Facebook: “Ho superato i 52.000 followers su Google+ in un anno. Poi dite che G+ è una città fantasma. E sono pure veri.”

Claudio Gagliardini oggi (sempre su Facebook) ha scritto: “Lo ripeto, chi non compila il profilo utente su Google Plus sta perdendo un mare di occasioni. E’ il miglior profilo che i social offrano al momento, il top per il personal branding ed il networking professionale (e non solo), cosa aspettate a perderci 5 minuti?”

Anche Rudy Bandiera su Facebook scrive: “Insomma, dite quello che volete ma al momento Google Plus é a mio modo di vedere il miglior social in circolazione. Il più completo, dinamico, fluido e anche divertente. Sapevatelo.”

Se questi non fossero professionisti stimabili penserei che Google Plus abbia attivato una campagna di referral marketing della serie: “porta i tuoi amici e ti regaliamo un Nexus”.

Premetto che non posso darvi torto, cari colleghi, Google Plus mi piace e lo ritengo uno strumento valido, però devo anche ammettere che, la chat di Google collegata al profilo Google Plus, mi crea una serie di spam interminabile. Magari altre femminucce possono confermare.

Lavoro nel web 2.0 per me è normale se gli utenti mi contattano anche via chat di Google, via Skype, se mi contattano in chat su Facebook, è l’ufficio stampa 2.0. Del resto, anche mettendomi nei panni “del cliente/utente” è una modalità che adoro, e boicotto chi ancora non ha compreso il vantaggio di dialogare con gli utenti in questo modo, comunque, premesso tutto, oggi mi ha contattato un tizio sulla chat di Google verso le 13.00. Confesso che stavo finendo una cosa prima di andare a pranzo e visto che sto a dieta, già mi stavo pregustando quello che di li a poco avrei mangiato.

“PLIN” ecco un messaggio sulla chat di Google. Rispondo.
Leggete qui sotto. Ho fatto lo screenshot perché non ci potevo credere. Roba da 15 anni fa. Pensavo di aver installato per sbaglio ICQ . Invece questo utente mi ha trovato su Google Plus.

Chat GooglePlus

martedì

9

ottobre 2012

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Perché mi piace andare allo stadio

Written by , Posted in educazione, stadio

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Devo confessare un segreto. Il motivo principale per cui mi piace andare allo stadio è vedere la gente che mi sta intorno. Il secondo motivo è il rituale dell’andare allo stadio, solo al terzo posto metto la partita. Domenica, per esempio, a Roma – Atalanta ne ho viste delle belle. Le avrei già twittate li se ci fosse una copertura telefonica decente da parte della tre, ahimè non c’è, o, sogno a occhi chiusi, se ci fosse il wi-fi, ma forse è meglio svegliarsi e tornare con i piedi per terra.

Venendo a noi, domenica ne ho viste delle belle. Come al solito il sedile è lurido, ma a quello sono abituata pur pagando il biglietto, va bene, basta polemiche, a darmi il benvenuto ci pensa una ragazzina sui quindici, diciassette anni che se ne sta con le scarpe sopra il mini schienale del mio posto. Penso: “ora che mi siedo li toglie”. Col cavolo! Signore e signori questa è solo la prima puntata della sit com “Gente che non sa stare al mondo”. Ma potrei chiamarla anche “Gente che non sa stare al mondo” o “Gente da eliminare da questo mondo”. Tra poco arriva la seconda.

Eccola.
Davanti a noi tre amici. Due bevono una birra. A uno cade il bicchiere pieno dalle mani. Si scaraventa sulle due file più sotto bagnando in ogni dove, compreso un giaccone appoggiato su un sedile. Proprietario assente.
Il tizio a cui cade la birra fa finta di niente. Non chiede nemmeno scusa alle persone colpite che lo guardano incredule. Quando torna il proprietario del giacchetto, chiede chi sia stato il colpevole. Gli indicano il ragazzo dietro a lui che immediatamente si dilegua per poi tornare solo a partita finita.

Terza puntata.
Di fianco a me un ragazzino sui quattordici anni che trattiene una madre invasata dall’alzarsi ogni 3 secondi urlando e discutendo con i vicini dall’altra parte, dietro e davanti.

Tre puntate in 90 minuti. Meglio che abbonarsi a SKY.

E poi c’era Francesco e la sua prima volta allo stadio. È stato davvero emozionante vederlo sventolare la bandierina, saltellare e vederlo sorridere.