Questo posto ha dei tavolini fuori, sono pochi e molto ambiti perché non c’è il servizio al tavolo e quindi non si paga nulla per sedersi.
Io arrivo un po’ prima all’appuntamento, così come al solito faccio check in su Foursquare, ne approfitto per leggere le e-mail e seguire un po’ cosa succede su Twitter.
Nel frattempo arriva il mio amico, ci salutiamo e tra una chiacchiera e l’altra ci avviciniamo ad un tavolo.
Dieci centimetri più in la vedo scendere dallo scooter una donna, o meglio, la vedo saltare giù come una cavalletta, ancora con il casco in testa, la seguo con lo sguardo mentre corre verso il tavolo libero e, davanti a noi, si siede. Si toglie il casco. Si gira verso l’uomo ancora intento a parcheggiare lo scooter con sguardo vittorioso per la conquista del posto a sedere a scapito di due persone educate come me e il mio amico.
Ci siamo spostati un attimo e dopo pochi minuti si è liberato un altro tavolo.
Molti piagnucoleranno come al solito con post senza fine sui loro blog, altri si lamenteranno del silenzio di Google alle inutili e-mail inviate per chiedere il ripristino nel ranking nella SERP, ci dovremmo forse subire anche tweet strappalacrime, ma alla fine, Penguin, il giustiziere taglia teste degli spammer del World Wide Web farà il suo dover per benino.
Come ogni volta che l’algoritmo da 100 zeri viene aggiornato, il web si riempie di post pieni di frasi del tipo “Google è cattivo, il mio sito era posizionato così bene”. Per i furbi sono tempi duri anche sul web e aggiungerei, evviva!
Secondo seomoz.com scampare al pericolo del declassamento dalla SERP è semplice: basta essere onesti. E seguire sei semplici consigli che ogni buon SEO Manager dovrebbe conoscere. Eppure molti non lo fanno e cercano la strada più semplice per raggiungere l’obiettivo. Non dovrebbe essere così difficile essere sinceri con gli utenti. Gli utenti siamo noi, nonostante siamo qui davanti a uno schermo, con le mani sulla tastiera a scrivere, nel momento in cui clicchiamo su un link ci ritroviamo dall’altra parte e da produttori di contenuti diventiamo fruitori. Non vorremmo mai che ci prendessero in giro, ce ne accorgeremmo subito e non ci piacerebbe per niente.
Riassumo brevemente i sei punti di Seomoz.
No ai Titoli dei post/articoli composti solo da keyword, il titolo deve avere un senso per chi lo legge.
No anchor Link al’interno di una pagina con keyword diverse che puntano allo stesso contenuto.
No link spam nel footer.
No ai box di testo fatti solo di keyword.
Accetta back link solo da fonti autentiche e tieniti alla larga da siti di directory, article marketing, link nella firma nei forum, non lasciare commenti spam solo per divulgare il tuo link.
No a link alle pagine con uguale contenuto usando keyword diverse.
Insomma, imparate ad essere onesti e sarete ripagati, nella vita come nel World Wide Web.
Non ho resistito. Ho comprato il Kindle Touch.
Fin’ora avevo sempre desistito dall’acquistare un Kindle. Era troppo grande e per di più aveva la tastiera.
Poi una mattina mi arriva una e-mail da Amazon, solo 129€ per il nuovo Kindle Touch ed ecco fatto, l’ho comprato!
Lo trovo comodissimo, anche se ha una grande pecca.
Andiamo con i pregi.
1) è leggero
2) è poco ingombrante
3) puoi avere tantissimi libri sempre con te ma la borsa non pesa
4) puoi leggere più libri contemporaneamente
5) puoi leggere libri in più lingue e avere un dizionario sempre con te senza aggiungere peso alla borsa.
E ora arrivano anche i difetti:
1) non è retroilluminato. Questo crea disagi se sei in treno e c’è poca luce, se sei in casa, in metropolitana, insomma devi comprare la luce a parte.
Le custodie su Amazon costano tantino, una decente con luce inclusa arriva a costare 54€, quindi vi consiglio di provare ebay dove i prezzi sono decisamente più bassi, partono da €9,90.
Io ho comprato questa ma non mi sono troavata molto bene, ne preferirei una rigida e dotata di luce.
Una “casa degli spiriti” all’italiana. E’ così che definirei “La casa sopra i portici”, ultimo libro di Carlo Verdone da poche settimane in libreria. Più che un’autobiografia, “La Casa sopra i portici” è il ritratto per aneddoti di una famiglia della Roma bene, delle sue abitudini, delle sue usanze e tradizioni.
Mentre Isabelle Allende esalta la figura femminile come elemento forte e portante della sua famiglia, Carlo Verdone ne esalta il lato fragile. Le due donne raffigurate nel libro, in racconti ed immagini, sono sua madre Rossana e sua sorella Silvia.
La prima è una bellissima donna di famiglia benestante, costantemente circondata dalle sue amiche altolocate e dai suoi tre fratelli, uno diverso dall’altro per fattezze e carattere. Silvia, sua figlia, ha ereditato tutti i pregi della madre, tanto da subire le avance di un uomo molto più grande di lei, preso a pugni da Verdone (come non pensare a “Io e mia sorella”), fino a cadere nelle braccia di Cristian De Sica, compagno di banco e presto cognato di Verdone.
Tutto il libro è, a mio parere, è una dichiarazione d’amore nei confronti del padre, Mario Verdone, grande studioso, critico e saggista al quale ho avuto il grandissimo onore di stringere la mano qualche anno fa, quando non conoscevo quasi per nulla la sua fama.
Il ricordo che avrò sempre di lui è legato alla sua forte stretta di mano, alla sua umanità e al suo sorriso contagioso.
Consiglio a tutti di leggere questo libro se si vuole approfondire la conoscenza di un attore e regista che ha messo soprattutto “l’uomo” nei suoi film. E questo, a mio parere, è proprio il segreto del suo successo.
Per mia fortuna da sempre ho la smania di inseguire quello che amo fare.
Quando ho intrapreso l’attività di consulente non posso negare che ho avuto paura all’inizio.
Riflettere è stato utile. Io che in genere affronto tutto di pancia.
Ho davanti a me la bilancia. Da una parte c’è la Paura.
La paura consiste nel pensare di non farcela.
Nel non sapere cosa accadrà quando stai per finire un progetto e non ne vedi un altro all’orizzonte.
Paura di non riuscire a pagare la rata del mutuo di casa, le bollette e di fare la spesa.
Dall’altra parte c’è la soddisfazione.
La soddisfazione di trasformare le idee del cliente in un processo che funziona.
Soddisfazione di vedere le creature nascere, prendere vita e camminare.
Soddisfazione di poter decidere, programmare.
La soddisfazione più grande è lavorare con il sorriso.
Facendo questo lavoro, mi trovo spesso circondata da altrettanti consulenti che svolgono il loro lavoro proprio come me.
Quelli della mia generazione che hanno un posto fisso non credo siano molti.
Ma è possibile che l’Italian Dream sia il “posto fisso”?
Sento di tanta gente attaccata alla sedia che sta tutto il giorno a giocare a spider. Io credo che potrei morirne.
Ma anche l’idea di lavorare “per sempre” nello stesso posto a fare “per sempre” le stesse cose mi terrorizza.
Mi piacerebbe piuttosto vivere in una società dove è normale poter cambiare lavoro, perché è normale, col tempo si cambia, cambiano esigenze, si matura esperienza e, forse, si diventa anche un po’ più saggi.
Quello che mi perplime è sentir parlare tanto di questo articolo 18 ma non si fa niente per tutte quelle persone della mia generazione che vogliono comprare una casa e hanno una partita iva come me o un contratto a termine o a progetto che sia. Ormai quei contratti sono una realtà. E’ il “posto fisso” ad essere anormale.
Perché non fare in modo che la mia generazione possa costruirsi una famiglia, comprare una casa o semplicemente affittarla senza chiedere aiuto ai genitori?
Perché non la smettiamo di piangere addosso a “quei poveri giovani precari” e non facciamo qualcosa che possa consentirgli di vivere in modo dignitoso?
Quando sono andata in banca a chiedere il mutuo mi hanno trattato malissimo, per avere il mutuo sono dovuta tornare con mio padre che si è gentilmente offerto di farmi da garante, eppure io la rata del mutuo posso pagarla, e posso dimostrare di portela pagare.
Quando sono andata nella stessa banca a chiedere una carta di credito non ricaricabile, mi hanno chiesto per l’ennesima volta la busta paga.
E’ come se la società in cui viviamo ci imponesse di avere un “posto fisso”. E’ terribile. Soprattutto perché se tutti nascono con l’idea di avere un posto fisso, chi creerà mai posti di lavoro? Come nascono le imprese? Senza nuove imprese non ci sono nuovi posti di lavoro.
Viaggiando da tanti anni sul trenino metropolitano, linea fm1 che collega Orte con l’aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino, mi rendo conto di come sia peggiorato il servizio mese dopo mese, anno dopo anno, e mi rendo conto soprattutto di quanto assomigli sempre più a una tragicommedia.
Quando andavo al caro, vecchio, liceo scientifico Avogadro non c’era ancora il TAF, treno ad alta frequentazione, c’erano treni meno moderni, più lunghi e capienti e si riusciva a trovare quasi sempre posto a sedere, ma proprio qui inizia la tragicommedia: in alcune stazioni di nuova costruzione, il treno era più lungo della banchina, il capotreno doveva camminare per i vagoni e avvisare le persone di scendere dalle carrozze di testa. Uguale: tutti camminavano in mezzo ai binari, per fortuna nessun morto (almeno che io ricordi).
Poi arrivò il TAF che piacque e non piacque “sedili troppo stretti e duri”, ”niente spazio per allungare le gambe”. Tuttavia, questi erano sicuramente treni più moderni e della lunghezza giusta per le nuove stazioni. Nel frattempo, il flusso di pendolari è aumentato in modo esponenziale. Sarà stata la pubblicità del fiammante TAF, sarà che le persone hanno ricominciato ad allontanarsi dal centro per andare a respirare aria buona, sarà anche che i costi della vita fuori dalle grandi metropoli sono più contenuti, il flusso è diventato così ampio che salire sul treno in determinate fasce orarie per molti è diventata la missione del giorno.
L’ansia da cartellino sale insieme alle persone che devono assolutamente salire a bordo. Ho visto giacche incastrate tra le porte, capelli, borse, di tutto e di più. E come nel bel mezzo di un film del ragioniere più amato d’Italia, si scade nel tragicomico quando c’è chi, in mezzo a quel tetris fatto di persone e borse, si sente male e sviene. C’è il rischio che nessuno se ne accorga, perché non si riesce a cadere per terra, sul TAF si sviene in piedi. Quando qualcuno si fa coraggio e grida “Aiuto, qui qualcuno si è sentito male” arriva il climax, silenzio, poi un brusio, infine urla. La persona in questione rischia il linciaggio. Mi chiederete perché. Cosa succede quando qualcuno si sente male sul treno? Si ferma il mezzo e si aspetta che arrivi l’ambulanza. Cosa significa questo? Che il treno resterà fermo per un tempo alquanto indefinito. In media dalla mezz’ora all’ora e mezza, dipende dalla velocità dell’ambulanza.
Spesso chi sta vicino al malcapitato svenuto se ne accorge e fa finta di niente, questo causa l’aumento del tasso di tragicomicità: l’indifferenza.
La gente sale sul treno e non fa un passo avanti. Tutti pensano solo a se stessi, a stare comodi. Se chiedi permesso la gente non si sposta, se chiedi di fare un passo più avanti perché il corridoio è libero, la gente fa finta di non sentire. La gente non si mette nei panni di un suo simile. L’indifferenza è quello che fa più male.
Messico e Nuvole cantano Paolo Conte e Giuliano Palma. E’ proprio questo il tema del mio viaggio in Messico, prenotato una sera quasi per gioco, pensando di festeggiare i miei trent’anni in volo, il mio primo volo intercontinentale. E’ stato emozionante e altrettanto massacrante. Non c’era spazio per le gambe, ma ce n’era moltissimo per gli occhi. Posto finestrino, senza la barriera dell’ala, guardavo le montagne, le nuvole e poi solo il verde dell’oceano, fino a quando, verso Cuba, qualche stralcio di terra dalla forma inaspettata ha fatto capolino.
Passato velocemente lo stupore iniziale per il panorama inaspettato, ho preso la macchinetta fotografica e ho fatto qualche scatto che, rivisto al computer alcuni giorni dopo, mi ha completamente affascinato.
Lo scalo a Cuba è stato piacevole, l’aeroporto è piccolo, vado al bagno e mi ritrovo in un Autogrill del 1970. Immancabili sigari cubani dal prezzo in dollari. Sedute in attesa del volo per Roma molte donne dall’aspetto inconfondibile, sicuramente cubane, alcune avanti con l’età, con la pelle scura e i denti bianchissimi, i capelli raccolti, espressione del volto che mi sembrava di aver visto molte altre volte, chissà dove.
Si risale sull’aereo diretti a Cancun, li troviamo il pullman del tour operator (Phone&GO, ci siamo trovati molto bene) che ci porta al villaggio. Quintana Ro. Uno stato creato appositamente per i turisti. Americani, Texani, spagnoli, qualche francese, non troppi italiani. Tutto molto artificiale, perfetto, inappuntabile. Il nostro villaggio Barcelò Maya Caribe, è bellissimo, immerso nel verde, pieno di fiori e palme, animali, soprattutto iguane, per fortuna ho visto solo un serpente, scoiattoli sulla spiaggia, lucertole buffe, tante varietà di uccelli colorati e il mare è stupendo, acqua bollente, sabbia fredda, nuotando fino alla barriera corallina ci sono una miriade di pesci colorati, azzurri, gialli, color argento, coralli, razze. Meraviglioso.
In una settimana tre escursioni e mezzo. Chichén Itzá, Sian Ka’an, Cobà, Tulum, Akumal. Tutti posti da vedere almeno una volta nella vita almeno prima che siano colpite da catastrofi naturali o peggio, che la mano dell’uomo interferisca con l’ambiente più di quanto non abbia già fatto.
Quante volte abbiamo comprato qualcosa di cui non avevamo realmente bisogno solo per compensare una giornata non proprio positiva senza badare al portafoglio?
Hare Krishna
A me è successo ieri! La mia giornata è cambiata completamente, sono tornata a casa saltellando e cantando Hare krishna, Hare krishna! (Il mio ragazzo ancora stupefatto può confermare).
Ero sul trenino che collega Piazzale Flaminio a Prima Porta, mi si avvicina una ragazza porgendomi la mano e regalandomi un enorme sorrisone. Inizia a parlare della felicità, della luce, mi dice che lei avrebbe il rimedio per le “arrabbiature”.
Non mi parla di religione, non mi parla di dogmi, né di dottrine da seguire. Mi racconta solo come la sua vita è cambiata da quando ha letto i libri che ha in mano e mi racconta delle danze e dei banchetti vegetariani che organizzano a Nepi. E’ luminosa, allegra, trasmette una serenità quasi soprannaturale. Mentre chiacchieriamo sono così felice che decido di prendere un libro lasciandole 10 euro, lei cosa mi risponde? “Te li do tutti e tre, perché ti vedo positiva e le persone positive mi piacciono, questo è un dono, abbine cura”.
Ero stupefatta, lei in fondo è una venditrice, lo fa credendo fortemente in quel che vende, vende libri ma soprattutto gioia, armonia e un’opportunità per far entrare tutti nel suo mondo.
Ogni venditore probabilmente dovrebbe parlare almeno una volta con una di queste persone “Hare Krishna”, sicuramente cambierebbe il suo modo di lavorare e il suo stipendio sarebbe più alto ^_^
Sono quasi all’inizio di questa nuova avventura, tra qualche mese spegnerò 30 candeline, quindi mi sembra giunta l’ora di mettere la testa a posto, o forse no. Amo scrivere, amo ascoltare quello che ha da dire la gente comune che incontro tutti i giorni per strada, sulla metropolitana, mentre aspetto l’autobus. Ognuno ha qualcosa da dire e, che ne valga la pena o no, penso che sia una grande palestra e che Internet sia un grande palcoscenico sul quale rappresentare quel che sono. Oggi è il 1 maggio ed Ennio Morricone sta dirigendo la sua orchestra per farci ascoltare la composizione dedicata ai 150 anni dell’Unità di questo piccolo grande stivale, e io festeggio così, con l’apertura di questo sito. Buona vita.