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venerdì

20

gennaio 2012

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Tragicommedia: TAF FM1 Roma

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dal sito Ferrovie.it

Viaggiando da tanti anni sul trenino metropolitano, linea fm1 che collega Orte con l’aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino, mi rendo conto di come sia peggiorato il servizio mese dopo mese, anno dopo anno, e mi rendo conto  soprattutto di quanto assomigli sempre più a una tragicommedia.

Quando andavo al caro, vecchio, liceo scientifico Avogadro non c’era ancora il TAF, treno ad alta frequentazione, c’erano treni meno moderni, più lunghi e capienti e si riusciva a trovare quasi sempre posto a sedere, ma proprio qui inizia la tragicommedia: in alcune stazioni di nuova costruzione, il treno era più lungo della banchina, il capotreno doveva camminare per i vagoni e avvisare le persone di scendere dalle carrozze di testa. Uguale: tutti camminavano in mezzo ai binari, per fortuna nessun morto (almeno che io ricordi).

Poi arrivò il TAF che piacque e non piacque “sedili troppo stretti e duri”,  “niente spazio per allungare le gambe”. Tuttavia, questi erano sicuramente treni più moderni e della lunghezza giusta per le nuove stazioni. Nel frattempo, il flusso di pendolari è aumentato in modo esponenziale. Sarà stata la pubblicità del fiammante TAF, sarà che le persone hanno ricominciato ad allontanarsi dal centro per andare a respirare aria buona, sarà anche che i costi della vita fuori dalle grandi metropoli sono più contenuti, il flusso è diventato così ampio che salire sul treno in determinate fasce orarie per molti è diventata la missione del giorno.

L’ansia da cartellino sale insieme alle persone che devono assolutamente salire a bordo. Ho visto giacche incastrate tra le porte, capelli, borse, di tutto e di più. E come nel bel mezzo di un film del ragioniere più amato d’Italia, si scade nel tragicomico quando c’è chi, in mezzo a quel tetris fatto di persone e borse, si sente male e sviene. C’è il rischio che nessuno se ne accorga, perché non si riesce a cadere per terra, sul TAF si sviene in piedi. Quando qualcuno si fa coraggio e grida “Aiuto, qui qualcuno si è sentito male” arriva il climax,  silenzio, poi un brusio, infine urla. La persona in questione rischia il linciaggio. Mi chiederete perché. Cosa succede quando qualcuno si sente male sul treno? Si ferma il mezzo e si aspetta che arrivi l’ambulanza. Cosa significa questo? Che il treno resterà fermo per un tempo alquanto indefinito. In media dalla mezz’ora all’ora e mezza, dipende dalla velocità dell’ambulanza.

Spesso chi sta vicino al malcapitato svenuto se ne accorge e fa finta di niente, questo causa l’aumento del tasso di tragicomicità: l’indifferenza.

La gente sale sul treno e non fa un passo avanti. Tutti pensano solo a se stessi, a stare comodi. Se chiedi permesso la gente non si sposta, se chiedi di fare un passo più avanti perché il corridoio è libero, la gente fa finta di non sentire. La gente non si mette nei panni di un suo simile. L’indifferenza è quello che fa più male.